Costi, sicurezza, comportamento, autonomia: rispondiamo alle domande più importanti sulle vetture che vanno a corrente.

Anche se di vetture elettriche si parla sempre più spesso, è difficile avere le idee chiare al proposito. Del resto, si è davvero agli inizi: le cose cambiano in continuazione, e non manca chi fa promesse “ottimistiche”. In queste pagine, in base alle ultime informazioni, rispondiamo alle domande più comuni su modalità di acquisto e di “rifornimento”, costi di gestione e ambiente. Serve ancora pazienza!
Chi sta pensando un’elettrica, comunque, oltre ad un portafogli ben fornito deve avere pazienza: l’attesa, prevista in sei mesi per le citycar di Mitsubishi, Citroen e Pegeout, , potrebbe essere ancora più lunga. Le auto prodotte sono poche e, piuttosto che i contratti privati, le case tendono a favorire quelli con le aziende attraverso il noleggio di “flotte”. Col vantaggio, una volta risolto il problema delle ricariche ( bastano delle colonnine nel parcheggio aziendale), di un costante monitoraggio dei veicoli. Così, i costruttori vengono informati subito di eventuali problemi e sanno come e quando si sono originati, in modo da poter “sviluppare” e perfezionare più in fretta auto innovative.

Quali sono le auto già diaponibili?

Per ora, si tratta della Tesla (sportive a due posti, da 100.800 euro in su ) e delle citycar “gemelle” Mitsubishi i MiEV, citroen C-Zero e Pegeout iOn. La iMiEVcosta 36.500 euro, ma si può fare un leasing di 60 mesi (anticipo del 10% e canone di 547.20 euro). Le francesi sono vendute con la formula “tutto compreso” (include manutenzione, copertura furto e incendio e soccorso stradale) a 36.960 euro, o pagando un anticipo del 20% e 72 rate mensili di 551.00 euro (C-Zero) o 522.00 euro (iOn). Per il noleggio da parte di aziende, canone (Iva esclusa) di 500.00 euro(iOn, anticipo da definire), 503 (i-MiEV, anticipo del 10%) o 548.00 euro(C-Zero). A nolo ci sarebbe pure la Smart ED, ma le 100 disponibili sono già tutte prenotate.

Perché costano tanto?

Principalmente per il costo delle batterie al litio, che sono prodotte in piccola serie e frutto di una tecnologia recente e ancora in fase di sviluppo. Secondo la Cei-Cives (Commissione italiana veicoli elettrici stradali), entro il 2020 gli accumulatori dureranno il doppio e costeranno la metà ( circa 300 euro/kWh), grazie a progresso tecnologico, industrializzazione e maggiore concorrenza.

Dove si possono comperare?

Si possono prenotare su internet; mentre, per ora, è più difficile venderle e ordinarle in concessionaria. Il primo punto vendita italiano della Testa aprirà a Milano. Quelli della Mitsubishi abituati a “trattare” la i-MiEV sono a Roma, Bologna, Firenze e Milano; mentre si parla di grandi città, ma non c’è ancora nulla di ufficiale, per Citroen e Pegeout. Dal venditore si potranno pure chiudere contatti “flat” ( a tempo) per la ricarica: i fornitori saranno Enel per la C-Zero, Sorgenia per la iOn e Repower per la i-MiEV (riservato alle aziende).

Quanto si spende per usarle?

In base ai dati ufficiali, con i-MiEV, C-Zero e iOn servono 2 euro di elettricità (costo medio di 0,15 euro/kWh) ogni 100 km: con una piccola a benzina, la spesa per il carburante è di circa 7 euro; inoltre, sono allo studio contratti “flat” da 40-50 euro al mese. A favore dell’elettricità, pure l’esenzione del bollo per i primi 5 anni ( in seguito si paga il 25%) e costi di manutenzione ridotti del 30%.

Cosa serve per fare il pieno a casa?

Innanzitutto, un box o un posto auto vicino a una presa, collegata a un contatore da 6 kW (396 euro). La soluzione migliore è allacciare un contatore speciale (3kW) che permette di programmare la ricarica in orari a tariffa agevolata; disponibile entro qualche mese, sarà offerto da alcuni gestori di energia (Enel e A2A e società specializzata come la Bticino. La ricarica avviene in 6-8 ore, con addebito in bolletta.

Ci si può rifornire lungo il percorso?

Si, collegandosi a una colonnina pubblica; considerando tutte le aziende energetiche interessate, per ora ce ne sono un centinaio, nelle principali città del centro Nord. Quando diventeranno operativi i contratti, basterà strisciare la speciale carta magnetica per accedere alla presa (protetta da uno sportello) e far partire il rifornimento ( il cui costo, in assenza di contratto “flat”, sarà addebitato in bolletta). Per ora sono attive solo colonnine per la ricarica lenta (3 ore kW) ma nel 2012 dovrebbero arrivare quelle “veloci” (20 kW: ricarica dell’80% in 30 minuti).

Quanti Km si percorrono in media con una ricarica?

Secondo le case, il “pieno” di un’elettrica dura tra i 100 e i 200 Km(150 per le tre “piccoline”); fa eccezione la Tesla, che tocca i 340 km. L’autonomia cala sensibilmente se si utilizzano il “clima”, le luci, la radio o altri accessori elettrici, mentre il “terreno” più favorevole è la città, perché lo sforzo del motore è più limitato e i rallentamenti (che vengono sfruttati per recuperare energia) frequenti.

Quanto sono sicure?

Le elettriche devono superare gli stessi crash test delle auto “normali” e hanno un impianto elettrico a tenuta stagna, con sistema di sicurezza che blocca la corrente in caso di guasto o urto. Le batterie (infiammabili) sono in una zona protetta, “blindate” in involucri ad alta resistenza e a temperatura controllata. Per evitare “scosse” durante le ricariche, le prese hanno un sistema che attiva la corrente soltanto in condizioni di sicurezza.

Sono davvero ecologiche?

Si, pur tenendo conto delle emissioni dovute alla produzione e al trasporto corrente. Considerando come viene generata l’energia elettrica in Europa, le emissioni totali di C02 sono circa la metà rispetto a quelle di un’auto a benzina o a gasolio di analoghe dimensioni, mentre la quantità dei “veri” inquinanti (come il particolato) è di gran lunga inferiore e spostata lontano dalle zone abitate.

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